2016년 6월 27일 월요일

Annali d'Italia 83

Annali d'Italia 83


Andalò de' Griffoni e Brandalisio de' Gozzadini, cittadini potenti di
quella città, e li trattenne prigioni. Se non li rilasciava presto,
già il popolo avea cominciato a tumultuare, ed era imminente una gran
sedizione. Abbiamo dal Villani[1222] che nel novembre il re Giovanni
di Boemia andò ad Avignone per abboccarsi col papa: del che ebbe gran
gelosia il _re Roberto_, e voleva impedire la di lui andata. Ma piacque
il contrario al pontefice, il quale fece due diverse figure, mostrando
di esser in collera col Boemo, e sgridandolo per gli acquisti fatti in
Italia, quando nello stesso tempo per quindici dì era ciascun giorno
a segreto consiglio con lui, e fece varie ordinazioni, che col tempo
vennero alla luce. Tutto era allora simulazione e dissimulazione in
quella corte; e di questa arte poi poteva leggere in cattedra il
cardinale Beltrando legato di Bologna, Romagna e marca d'Ancona.
Intanto i principi di Lombardia collegati contra del re di Boemia
non istavano oziosi. Secondo i patti della lega, che la Cronica
di Verona[1223] dice fatta, o confermata nel dì 22 di novembre di
quest'anno, ad _Azzo Visconte_, pel partaggio fatto tra loro[1224],
dovea toccare Bergamo e Cremona; ad _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_,
Parma; ai _Gonzaghi_, Reggio; e Modena ai _marchesi estensi_. Mastino
dalla Scala avea già ricevute segrete lettere dai primati guelfi
di Brescia[1225], che l'invitavano all'acquisto di quella città,
disgustati dal re di Boemia, per aver egli contra i patti fabbricata
quivi una fortezza, ed impegnata la riviera di Garda ai nobili da
Castelbarco; avea anche donate varie castella di quel distretto a' suoi
uffiziali, e staccata la giurisdizione di Val Camonica dalla città.
Ora Mastino, messi in campagna due mila scelti cavalli e gran corpo
di fanteria, parte de' quali era di _Obizzo marchese_ d'Este[1226],
che accorse in persona ad aiutar Mastino, e fingendo che venissero da
Asola, terra allora posseduta dal legato sui confini del Bresciano,
sotto il comando di Marsilio da Carrara li fece la mattina del dì
15 di giugno arrivare alle porte di Brescia[1227]. Portavano finte
bandiere della Chiesa, e gridavano: Viva la Chiesa. Furono tosto in
armi i Guelfi della città, e corsero ad aprire per forza la porta di
San Giovanni, per cui entrata la gente di Mastino, cominciò a gridare:
_Viva la Chiesa, e muoia il re_. Allora si rifugiarono nel castello
i soldati del re Giovanni; ma perchè non era esso ben provveduto, e
si diede un feroce assalto a quegli uffiziali, non già coll'armi, ma
coll'esibizion di danaro[1228], nel dì 4 di luglio lo renderono, e se
n'andarono pei fatti loro. I Ghibellini di quella città, fuorchè pochi
scappati nel castello, se ne stavano quieti; ed ancorchè sentissero
gridare: _Viva Mastino dalla Scala_, si credevano assai sicuri al
sapere che lo Scaligero era gran caporale della lor fazione, ma
restarono ingannati. Mastino, che non ascoltava se non i consigli della
propria ambizione, li sagrificò all'odio de' Guelfi (così d'accordo ne'
patti); cioè permise che per tre giorni i Guelfi infierissero contra
d'essi Ghibellini[1229], molti de' quali rimasero uccisi, e gli altri
forzati a fuggire fuori della città. Una gran percossa ebbe in tal
congiuntura la già sì potente famiglia de' Maggi. Così la nobil città
di Brescia venne in potere dei signori dalla Scala.
 
Sconvolta era eziandio la città di Bergamo per le fazioni civili[1230].
_Azzo Visconte_ signor di Milano nel mese di settembre si portò
coll'esercito suo colà, e nel dì 27 di quel mese (non so se per assedio
o per amichevol trattato) ne acquistò la signoria, togliendola alle
genti del re di Boemia. Nella Cronica Estense[1231] è scritto che
vi perirono molti dell'armata sua. Egli poi v'introdusse i Rivoli ed
altri fuorusciti, e volle che fosse pace fra tutti: dal che gli venne
gran lode. Erasi mosso da Parma _Carlo figliuolo del re boemo_, por
dar soccorso a Bergamo; ma, per paura d'azzardar troppo, se ne tornò
indietro. Nello stesso settembre[1232] il Visconte, gli Scaligeri, i
marchesi estensi e i Gonzaghi strinsero la lega col comune di Firenze
e col _re Roberto_: tutti contro al Bavaro e al re di Boemia, e a chi
desse loro aiuto e favore, facendosi gl'Italiani segni di croce al
mirare in lega potenze dianzi sì nemiche e di mire affatto opposte.
Pensavano anche i marchesi estensi alla conquista di Modena, destinata
ad essi in lor parte. Nè mancava la pazza discordia di malmenare ancora
questa città. Già ne erano esclusi e fuorusciti i nobili Rangoni,
Grassoni, Boschetti e signori da Sassuolo. Nel gennaio di questo anno
erano stati mandati a' confini altri nobili[1233], ed altri verso il
dì 22 di giugno malcontenti se ne fuggirono. Ritirossi Nicolò da Fredo
a Spilamberto, e quei dalla Mirandola e da Magreta alle lor terre,
che si ribellarono contra della città. Sul fine di settembre _Rinaldo
marchese_ d'Este con _Alberto dalla Scala_ e _Guido da Gonzaga_
entrò sul Modenese, guarnito d'un copioso esercito; mise l'assedio al
castello di San Felice con sette mangani che continuamente flagellavano
quella terra. Nello stesso tempo il grosso della loro armata venne
sino ai borghi di Modena, prendendo varii luoghi fra la Secchia e il
Panaro. Aggiugne il Villani che, dopo aver _Azzo Visconte_ tentato di
prendere Cremona[1234], ma con restarne cacciate le sue genti che in
parte vi erano entrate, cavalcò anch'egli dipoi sotto Modena con mille
e cinquecento cavalieri, e vi stette intorno per venti dì, guastando
tutti i contorni: per la qual cosa il legato, che era in Romagna, corse
tosto a Bologna per paura di perdere quella città. _Manfredi de' Pii_
sì bravamente difese Modena[1235], che veggendo i collegati di buttare
il tempo, se ne tornarono indietro[1236]. Si ridusse il marchese
Rinaldo sotto San Felice, il cui assedio continuava. Erano i Ferraresi
vicini ad impadronirsene, quando Alberto dalla Scala, per segrete
preghiere di Manfredi de' Pii, se n'andò con sua gente. Ma, udita che
ebbe Mastino la vergognosa ritirata del fratello, spedì altra fanteria
e cavalleria in sussidio dell'Estense. Seguitò l'assedio sino al dì 25
di novembre, in cui ebbe un funesto fine per li Ferraresi. Imperciocchè
Manfredi de' Pii, raccomandatosi al legato, e ad Orlando Rosso di Parma
e ai Manfredi di Reggio, ebbe un possente soccorso di cavalleria da
tutte le parti, e in persona venne in aiuto suo Carlo figliuolo del
re Giovanni, e Pietro e Marsilio de' Rossi[1237]. Con questi rinforzi
tutto il popolo di Modena atto all'armi marciò a San Felice. Andò il
guanto della battaglia, che da Giovanni da Campo San Piero generale
de' marchesi fu accettato; e nel dì suddetto, festa di santa Caterina,
si azzuffarono le armate. Durò il fiero ed ostinato combattimento da
terza fino alla sera, ora rinculando gli uni ed ora gli altri; in fine
perchè le fanteria modenese attese a scannare i cavalli nemici, restò
sconfitta l'oste de' marchesi, fatto prigione il Campo San Piero lor
generale con assaissimi altri, e tutto il loro equipaggio co' militari
attrezzi venne alle mani de' vincitori. Circa ottocento cavalieri fra
l'una parte e l'altra rimasero estinti sul campo; e fu creduto che
da gran tempo sì crudel battaglia non fosse succeduta[1238]. In così
felice giornata il _principe Carlo_ fu fatto cavaliere da un Tedesco,
ed egli compartì lo stesso onore a Manfredi de' Pii, a Giberto da
Fogliano, e a Nicolò e Pietro de' Rossi. S'impadronì in quest'anno
_Azzo Visconte_ dell'importante castello di Pizzighettone sull'Adda nel
dì 22 di settembre, e verso il fine di novembre[1239] cavalcò colle sue
milizie a Pavia, ed, assistito dai nobili da Beccheria, v'entrò e corse
la città. Non potendo resistere alla di lui forza le masnade del re
Giovanni, si ridussero nel castello già fabbricato da Matteo Visconte,
e vi si sostennero sino al venturo marzo, siccome diremo. Parimente in
quest'anno a' dì 22 di maggio _Giovanni Visconte_, zio di esso Azzo,
già creato vescovo di Novara[1240], ebbe maniera di cacciar da quella
città i Tornielli, che ne erano padroni, e si fece anche proclamar
signore in temporale della città suddetta, dove richiamò tutti gli
usciti, e rimise la pace da gran tempo perduta. Ma esser potrebbe che
questo fatto appartenesse agli anni seguenti, siccome si ha dagli
Annali Milanesi[1241]. Lo stesso Galvano Fiamma, che nel Manipolo
dei Fiori racconta ciò all'anno presente, in altra sua opera[1242] ne
favella al seguente. Aveano i Pisani tolta a' Sanesi la città di Massa
in Maremma; ma essendo essi all'assedio di un castello[1243], i Sanesi
coll'esercito loro nel giorno 16 di dicembre diedero loro una sconfitta
con grave loro danno, e con far prigione Dino dalla Rocca lor capitano.
 
NOTE:
 
[1216] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 186.
 
[1217] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni
Villani, lib. 10, cap. 188.
 
[1218] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1219] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
 
[1220] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 199.
 
[1221] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
 
[1222] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 211.
 
[1223] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
 
[1224] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1225] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. Johannes de
Bazano, tom. 9 Rer. Italic. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital.
 
[1226] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
 
[1227] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 9 Rer. Ital.
 
[1228] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.
 
[1229] Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.
 
[1230] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
 
[1231] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
 
[1232] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.
 
[1233] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
 
[1234] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 207.
 
[1235] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
 
[1236] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
 
[1237] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Cortus. Hist. tom. 12 Rer.
Ital.
 
[1238] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1239] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 210.
 
[1240] Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap.
370.
 
[1241] Annal. Mediol., tom. 15 Rer. Ital.
 
[1242] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
 
[1243] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital.
 
 
   

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