2016년 6월 27일 월요일

Annali d'Italia 86

Annali d'Italia 86



da Bergamo dell'ordine de' Predicatori, missionario, andò per le città
di Lombardia e Toscana predicando la penitenza e la pace, ed ebbe
gran seguito di persone, che vestite con cotta o cappa bianca, con
una colomba di ricamo sul mantello, in numero di più di dieci mila
arrivarono seco fino a Roma. Fece di gran bene; ma non gli mancarono
persecuzioni ed accusatori alla corte pontificia. Per questo fu
chiamato ad Avignone, dove giustificò la sua credenza; ma perchè egli
avea pubblicamente disapprovata la lontananza de' papi da Roma, gli fu
impedito il tornare al suo santo ministero. Ne parla ancora un anonimo
scrittore delle cose di Roma, da me dato alla luce[1273].
 
NOTE:
 
[1257] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 224.
 
[1258] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
 
[1259] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1260] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens.,
tom. 18 Rer. Ital.
 
[1261] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 6.
 
[1262] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1263] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
 
[1264] Corio, Istoria di Milano.
 
[1265] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom.
18 Rer. Ital.
 
[1266] Chron. Estense, ibid. Gazata, ibid.
 
[1267] Giovanni Villani, lib. 11 cap. 8.
 
[1268] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1269] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 19.
 
[1270] Anonym., Vit. Benedicti XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
 
[1271] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
 
 
 
 
Anno di CRISTO MCCCXXXV. Indiz. III.
 
BENEDETTO XII papa 2.
Imperio vacante.
 
 
Furono in quest'anno fatte istanze dal popolo romano a _Benedetto
XII_, perchè riconducesse in Italia la corte pontificia[1274]. Anche
_Lodovico il Bavaro_ gli fece penetrar le sue premure, per esser
rimesso in grazia della Sede apostolica; anzi lo stesso pontefice
il prevenne con amore paterno e con amorevoli esortazioni. Tutto era
disposto a fare questo buon pontefice, perchè condotto da spirito non
secolaresco, ma ecclesiastico, e non da ambizione ed interesse, ma
dal vivo desiderio del ben della Chiesa e della pace de' fedeli. Per
quanto osserva il Rinaldi, _Filippo re_ di Francia, secondo i suoi
fini politici, con aver dalla sua tanti cardinali franzesi, impedì
la venuta del santo Padre in Italia; ed esso re poi, e seco il _re
Roberto_, tante difficoltà trovarono, tanti rigiri fecero, che restò
frastornata la concordia col Bavaro suddetto. Se di sua libertà fosse
stato un pontefice di massime tanto diritte, gran vantaggio sarebbe
venuto alla Chiesa di Dio. Continuarono in quest'anno le loro imprese
i principi collegati di Lombardia, per partire fra loro le spoglie del
_re Giovanni_[1275]: intorno a che cominciarono a nascere fra loro gare
e discordie. Dovea essere Parma di _Mastino_ e d'_Alberto dalla Scala_;
ma _Orlando_ e _Marsilio de' Rossi_, conoscendo quanto _Azzo Visconte_
andasse innanzi agli Scaligeri in lealtà ed onoratezza, trattarono di
cedere a lui Parma e Lucca. Per questo fu vicina a rompersi la lega.
Interpostisi gli ambasciatori de' Fiorentini, perchè Mastino fece
di gran promesse di far loro rendere Lucca da _Pietro de' Rossi_,
stabilirono un accordo, per cui Parma toccasse a quei dalla Scala, e
ad Azzo Visconte si desse aiuto per conquistare Piacenza e Borgo San
Donnino. Fece Mastino di larghi patti ai Rossi[1276], e loro promise
quanto seppero desiderare, con obbligarsi eglino di fargli aver Lucca;
e però nel dì 4 di giugno dal consiglio generale di Parma fu dato il
dominio di quella città a' signori dalla Scala; e nel dì 20 o 21 d'esso
mese vi fece la sua entrata _Alberto Scaligero_ con gran copia di
cavalleria. Poscia nel dì 26 entrò lo stesso Scaligero con tutte le sue
forze nel territorio di Reggio, saccheggiando e bruciando dappertutto.
Riparo non aveano a questa rovina Guido e Roberto Fogliani signori
della città[1277]; e per conseguente intavolarono anch'essi un accordo
cogli Scaligeri, riportandone delle vantaggiose condizioni. Adunque
nel dì 3 di luglio entrarono essi Scaligeri in Reggio, e poi nel dì
11 d'esso mese ne diedero il possesso e dominio a _Guido, Filippino_
e _Feltrino da_ Gonzaga. Ma qui non serbò l'insaziabil Mastino i
patti della lega, perchè volle che i Gonzaghi riconoscessero da lui in
feudo quella città, e gli pagassero ogni anno a titolo di ricognizione
feudale un falcone pellegrino. Ne rimasero molto disgustati i Gonzaghi,
ma lor convenne inghiottir la pillola. Tentarono del pari i _marchesi
d'Este_ di ridurre alla loro ubbidienza Modena[1278], assegnata loro
in parte nella lega. Vennero perciò da Ferrara nel dì 15 di giugno
con armata numerosa di fanti e cavalli _Rinaldo_ e _Niccolò_ fratelli
estensi, e diedero il guasto a Fredo, Ramo, Campo Galliano ed altre
ville. Giunsero poi sotto la città, e fabbricarono una larga e forte
bastia con fosse, palancato e battifredi nel borgo di santa Caterina
ossia di Albareto. Perchè cadde infermo in questa spedizione il prode
marchese Rinaldo, si fece portare a Ferrara, dove nel dì ultimo
di decembre diede fine alla sua vita. Intanto il marchese Niccolò
s'impossessò di Formigine, Spezzano e Spilamberto; sicchè restò Modena
da tutte le parti stretta e bloccata dalle armi degli Estensi.
 
Maggiori furono in quest'anno i progressi di _Azzo Visconte_. Nel dì
25 del mese di luglio[1279] cavalcò col suo esercito verso la città
di Como, che era assediata dal vescovo fuoruscito di quella città.
Ne era signore _Franceschino Rusca_ ossia Ruscone, malveduto dal
popolo per le sue quotidiane ingiustizie, delle quali fa menzione
Buonincontro Morigia[1280]. Trovandosi egli alle strette, esibì quella
città al Visconte, che v'entrò, e in ricompensa gli lasciò per suo
patrimonio Bellinzona, con altri patti. Siccome fu detto di sopra
all'anno 1328, signoreggiava in Lodi un uomo vile, già di professione
mugnaio, cioè Pietro Tremacoldo, che colla strage de' Vestarini se
n'era fatto padrone. I cittadini, che gli portavano odio immenso
per le sue passate e presenti crudeltà, segretamente invitarono Azzo
Visconte a liberarli da quel tiranno. Marciò egli a quella volta nel dì
ultimo del mese d'agosto; da essi cittadini gli fu data una porta, e
dipoi con gaudio grande la signoria della città. Galvano Fiamma[1281]
scrive che con assedio e per forza l'ebbe. Il Tremacoldo fu condotto
prigione a Milano. Ognuno si credeva che di mala morte sarebbe perito;
ma il Visconte, non avendo mai dimenticato un servigio da lui fatto a
Galeazzo suo padre, gli diede la libertà, con obbligarsi egli di non
uscire mai più di Milano. Azzo ridusse in Lodi il vescovo e tutti gli
altri usciti, che erano circa tre mila, e quivi fabbricò poi un forte
castello, siccome ancora fece nella città di Como. Minacciò poscia
esso Visconte l'assedio alla nobil terra di Crema; e questo bastò
perchè quel popolo nel dì 18 di ottobre gli mandasse le chiavi. Nella
stessa maniera se gli renderono le castella di Caravaggio e Cantù,
e il borgo di Romano: ne' quali luoghi ancora fece fabbricar delle
fortezze. Sottopose poi alla città di Milano l'isola di Lecco, che
per quarant'anni era stata rubella a' Milanesi, e sopra il fiume Adda
fece piantare un ponte di pietre tagliate. Di questo passo camminava
la fortuna e l'industria d'Azzo Visconte, principe per le sue rare
virtù sopra gli altri commendato in questi tempi, la cui madre, cioè
_Beatrice Estense_, donna per senno, saviezza ed altre rare doti
amatissima da tutti, finì sua vita nel dì primo di settembre, e fu con
mirabil onore seppellita in una nobilissima cappella nella chiesa de'
Minori di Milano, senza che si verificasse ciò che volle predire di
lei Dante nel suo poema. Lasciò ella al figliuolo un valsente di più di
quaranta mila fiorini d'oro, senza gli altri preziosi arredi. Restava
solamente dinanzi agli occhi di Azzo Visconte la città di Piacenza,
ch'era tuttavia occupata dal presidio pontificio[1282]. Non volle, egli
a dirittura tentarne l'acquisto, ma diede braccio a Francesco Scotto,
figliuolo del fu Alberto signore di quella città, per farne uscire
quella guarnigione. Pertanto nel dì 25 di luglio divampò la congiura,
ed, alzato rumore, si venne all'armi. I Fontana e Fulgosi colla lor
fazione messi in fuga, andarono a fortificarsi in varie loro castella.
In questa guisa cessò il dominio della Chiesa romana in quella città,
e ne fu proclamato signore Francesco Scotto. Detto fu che ne' patti
da lui fatti con Azzo Visconte era stabilito di dover egli poi cedere
al medesimo Azzo quella città. Vero o falso che fosse, richiesto dal
Visconte di consegnargliela, diede per risposta un bel no; e però il
Visconte, tirati dalla sua i fuorusciti di quella città, somministrò
loro forze tali, che ad essi fu facile, prima che terminasse l'anno,
d'impadronirsi di tutte le castella del contado di Piacenza. Scrive
il Villani[1283] che quella città nel dì 27 di luglio si rendè al
Visconte; avergliela poi tolta gli Scotti, e che nel dì 15 di dicembre
del presente anno Azzo la ricuperò. La Cronica di Piacenza[1284]
ciò riferisce all'anno seguente, e con essa va d'accordo Galvano
Fiamma[1285], e del medesimo parere sono altri storici piacentini e
il Corio[1286]: laonde è da credere che sia scorretto il testo del
Villani, o ch'egli abbia preso abbaglio. Ne riparleremo perciò all'anno
seguente.
 
Ubbidiva tuttavia la città di Genova al _re Roberto_[1287]; ma siccome
città che in così sconcertati tempi piena sempre era di mali umori,
nè sapea governarsi in pace da sè, nè sapea sofferir lungamente
governo straniero, nel dì 24 di febbraio proruppe in una general
sollevazione e guerra civile, che durò sino al dì 28 di esso mese, in
cui i Ghibellini, rinforzati dagli uomini di Savona e della Riviera
occidentale, obbligarono i Fieschi ed altri Guelfi potenti ad uscire
della città e a ritirarsi a Monaco. Il capitano e presidio del re
Roberto senza alcun danno se ne partirono anch'essi. Raffaele Doria e
Galeotto Spinola furono creati capitani del popolo, e guerra incominciò
cogli usciti. In quest'anno nel dì 13 di giugno[1288] esso re Roberto
mandò un'armata di sessanta galee e d'altri legni a' danni della
Sicilia sotto il comando di _Giovanni conte_ di Chiaramonte, rubello
del _re Federigo_, e del conte di Corigliano. Altro non fecero che
dare il guasto alla valle di Mazara e alle coste di Trapani, Marsala,
Grigenti ed altri luoghi. Tante belle promesse fece in quest'anno

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