Annali d'Italia 87
Mastino dalla Scala_ ad Orlando e Marsilio dei Rossi esistenti in
Verona (alcuni aggiungono[1289] aver egli adoperate anche le minaccie),
che indussero _Pietro de' Rossi_ lor fratello a cedergli la città di
Lucca, con ritenere i Rossi Pontremoli e molte altre castella. Colà
mandò egli un vicario con cinquecento cavalieri a prenderne il possesso
nel dì 20 di dicembre, facendo intanto credere con lettere e parole
finte d'aver presa quella città per darla ai Fiorentini, siccome
per li patti della lega era tenuto. Ma era in Mastino la lealtà una
cosa forestiera; regnava in suo cuore la sola ansietà di dominare e
d'accrescere il suo stato: male nondimeno per lui; da ciò vedremo
essere poi seguita la sua rovina. Rapporta il Leibnizio[1290] una
cessione fatta nell'anno 1334 da _Giovanni re_ di Boemia a _Filippo
re_ di Francia di tutte le sue ragioni sopra la città di Lucca. Ma i re
franzesi d'allora non erano quei d'oggidì, nè l'Italia d'allora quella
che è a' di nostri; e perciò a nulla servì quel pezzo di carta. Nata
nel mese d'agosto discordia fra i conti di Montefeltro[1291], riuscì al
_conte Nolfo_ di torre il dominio d'Urbino al _conte Speranza_. Guerra
eziandio fu fra i Tarlati da Pietramala signori d'Arezzo e i Perugini.
Neri dalla Faggiuola levò ai primi Borgo San Sepolcro, e parimente i
Perugini nel dì 30 di settembre tolsero loro la Città di Castello.
NOTE:
[1272] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 23.
[1273] Anonymus, Hist. Roman., tom. 3 Antiquit. Italic.
[1274] Raynaldus, in Annal. Eccles.
[1275] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 30.
[1276] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1277] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1278] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Annal. Mutin., tom. 11 Rer.
Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1279] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1280] Bonincontrus, Chron. Mod., lib 3, cap. 46, tom. 12 Rer. Ital.
[1281] Gualvan. Flamma, Man. Flor., cap. 373. Idem, de Gestis Azon.
Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1282] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
[1283] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 31.
[1284] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
[1285] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
[1286] Corio, Istoria di Milano.
[1287] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[1288] Nicolaus Specialis, lib. 8, cap. 6, tom. 10 Rer. Ital. Giovanni
Villani, lib. 11, cap. 29.
[1289] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8
Rer. Italic. Giovanni Villani, et alii.
[1290] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 73.
Anno di CRISTO MCCCXXXVI. Indizione IV.
BENEDETTO XII papa 3.
Imperio vacante.
Per essere oramai padroni i _marchesi estensi_ di quasi tutte le
castella del contado di Modena, _Guido_ e _Manfredi dei Pii_ finalmente
conobbero l'impossibilità di sostener la città contro le forze d'essi
marchesi[1292]. Però, affine d'ottener buoni patti in renderla,
Manfredi cavalcò a Verona, con implorar la mediazione di _Mastino dalla
Scala_. Colà ancora si portò dipoi il _marchese Obizzo_, e nel dì 17
di aprile alla presenza di _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_ seguì fra
loro lo strumento d'accordo, in cui s'obbligarono i Pii di cedere il
possesso e dominio di Modena a' marchesi d'Este _Obizzo_ e _Niccolò_
e lor discendenti, con ritener in lor balìa la nobil terra di Carpi
e il castello di San Felice, e con altri vicendevoli patti. Scrivono
i Cortusi[1293] che Mastino diede Modena in feudo agli Estensi. Se
fosse ciò vero, sarebbe questa da aggiugnere alle altre iniquità di
Mastino, perchè liberalmente doveano gli Estensi avere questa città
secondo i patti della lega. Ma io la tengo per un sogno de' Cortusi.
Lo strumento della cessione suddetta, che io ho sotto gli occhi,
non ha menoma parola di questo. I Pii cedono la città assolutamente
ai marchesi, e non già agli Scaligeri; nè le armi di questi aveano
presa Modena, siccome fecero di Reggio, da poter pretendere in essa
qualche diritto. Ora, in esecuzion del trattato, Manfredi Pio, tornato
a Modena, fece dal popolo eleggere per signori i marchesi estensi;
e però nel dì 13 di maggio il marchese Obizzo, accompagnato da gran
nobiltà e dalle sue genti d'armi, ed incontrato dai Pii e dal popolo
tutto fuori della città, fra le universali acclamazioni entrò in
Modena e ne prese il possesso. Ne' giorni seguenti, richiamati alla
lor patria tutti i fuorusciti, cioè i signori di Sassuolo, i Rangoni,
Boschetti, Guidoni, Pichi dalla Mirandola, quei da Magreta, da Fredo,
da Gorzano, da Savignano, rientrarono anch'essi nella città, accolti
con lagrime d'allegrezza dagli altri cittadini; e la pace e concordia
rifiorì da lì innanzi sotto sì amorevoli e giusti padroni in questa
città. Attese nell'anno presente _Azzo Visconte,_ per testimonianza
de' Cortusi[1294], di Galvano Fiamma[1295] e d'altri storici, alla
conquista di Piacenza. Per otto mesi con fosse, steccati e battifredi
tenne l'esercito suo assediata quella città; nè potendo più reggere a
tanta piena _Francesco Scotto_, finalmente ne capitolò la resa nel dì
15 di dicembre al Visconte, ritenendo per sè la terra di Fiorenzuola.
Azzo introdusse colà la pace e tutti i banditi, e vi fece alzare un
forte castello. In quest'anno ancora, essendosi nel mese di marzo data
al medesimo Visconte la nobil terra di Borgo San Donnino fra Parma e
Piacenza, nulla più vi restò in Lombardia delle terre già possedute da
_Giovanni re_ di Boemia, e svanì il suo nome in Italia.
Era cresciuta a dismisura l'alterigia di _Mastino dalla Scala_ (non
parlo d'_Alberto_, perchè era un buon uomo, e solamente attendeva
a darsi bel tempo) al vedersi padrone di Verona, Brescia, Vicenza,
Padova, Trivigi, Feltre, Belluno, Parma, Lucca ed altri luoghi[1296].
Piena era la sua corte di grandi della Lombardia e Toscana, ricorrendo
ognuno a lui per protezione per grazie. Ma questa sua superbia,
la fede da lui non osservata ai collegati nella passata lega, e
la voce sparsa che egli si vantava di voler essere in breve re di
Lombardia, e che avesse anche preparata a questo oggetto una corona
d'oro, gli concitarono contra l'odio universale del Visconte, degli
Estensi e de' Gonzaghi. Ma specialmente si rodevano di rabbia i
Fiorentini, perchè troppo sconciamente delusi da lui nell'acquisto
di Lucca, città loro dovuta in vigore de' patti della lega[1297]. Gli
mandarono ambasciatori; mostrò egli di aver fatto di grandi spese per
ottener quella città dai Rossi. Giunsero i Fiorentini a cercarla per
mercato, esibendo fin trecento sessanta mila fiorini d'oro. Ne parve
contento Mastino, ma poco appresso li burlò per isperanza di stendere
maggiormente le fimbrie in Toscana. Erano già con lui gli Aretini. Ora
avvenne che Mastino cominciò ad imbrogliarsi col comune di Venezia, col
non voler osservare gli antichi lor patti coi Padovani. Irritati da ciò
i Veneziani, non lasciavano venire a Padova mercatanzie da Venezia,
e negavano il sale. Mastino, all'incontro, per far loro dispetto, si
diede a far delle saline al lido del mare, e fece quivi fabbricar una
torre per sicurezza di esse. Altre liti insorsero a cagion d'alcune
castella che erano sotto la protezione del doge. Cominciò dunque la
repubblica veneta un grande armamento. Fin qui _Marsilio da Carrara_,
potentissimo e ricchissimo cittadino di Padova, era stato il braccio
diritto de' signori dalla Scala, e coll'opere e coi consigli avea
cooperato sempre alla loro esaltazione. Fidati nel suo zelo e nella sua
sperimentata destrezza ed eloquenza, il mandarono a Venezia per trattar
di pace. Ch'egli tutto il contrario operasse sotto mano, siccome volpe
vecchia ch'era, si potrà argomentare da quanto vedremo andando innanzi.
Perciò a guerra si venne. Più bella apertura di questa non poteva
accadere ai Fiorentini per vendicarsi del disleale Mastino; perciò
pigri non furono a stringere una forte lega coi Veneziani ai danni
di lui. Nè qui si fermò la faccenda: studiaronsi gli unì e gli altri
di suscitar tutta la Lombardia contra di essi Scaligeri. I primi a
ribellarsi nel mese di giugno furono _Orlando_ e _Marsilio de' Rossi_,
che da Verona fuggirono a Venezia, e _Pietro_ lor fratello si ritirò a
Pontremoli, allegando d'essere maltrattati da Mastino, che esaltava i
Correggeschi lor nemici, e di non essere sicuri della vita in mano di
lui. Marsilio fu preso per lor capitano generale dal Veneziani, Pietro
dai Fiorentini; ma siccome questo ultimo era personaggio di maggior
valore e perizia militare, fu ceduto a' Veneziani, che gli diedero il
bastone del comando della loro armata. Sul fine d'ottobre entrò questa
sul Padovano, prese varii luoghi, e si postò a Bovolenta, ma senza
succedere alcun riguardevole fatto. Parve nondimeno più favorevole la
fortuna agli Scaligeri, che tolsero Pontremoli ai Rossi, e diedero
qualche percossa ai Veneziani. Per la gran copia di gente che era
in Padova, e massimamente di Tedeschi, i quali faceano rubamenti e
insolenze a furia, fu quella città in gravi affanni e pericoli. Intanto
l'esercito veneto prese le saline di Mastino, e disfece la torre o
bastia quivi fabbricata. Si credette imminente un gran fatto d'armi, e
nulla poi succedè.
NOTE:
[1291] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
[1292] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johann. de Bazano,
tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estens., tom. eod.
[1293] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1294] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1295] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. eod. Annal. Caesen., tom.
14 Rer. Ital.
[1296] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1297] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 44.
Anno di CRISTO MCCCXXXVII. Indiz. V.
BENEDETTO XII papa 4.
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