Annali d'Italia 94
Minacciando più che mai la gran compagnia masnadiera del _duca
Guarnieri_ di passar dalla Romagna su quel di Bologna[1383], _Taddeo
de' Popoli_ signore di quella città, invece di avventurare una
battaglia con gente disperata, e che nulla avea da perdere, s'appigliò
al saggio partito di difendersi coll'oro, e vi acconsentirono gli
Estensi e Scaligeri suoi collegati. Passò dunque nel giorno 25 o 26 di
gennaio quella barbarica armata pel contado di Bologna senza far danno.
Nel dì 28 o 29 venne ad accamparsi nelle ville del Modenese[1384] al
Colombaro, al Montale, a Mugnano, Formigine, Bazovara, e vi si fermò
per otto giorni[1385]. Contuttochè da Modena fosse recata a costoro
l'occorrente vettovaglia, pure fecero un netto di tutto il foraggio,
vino e masserizie dei contadini, e molti ancora della povera gente si
trovarono impiccati da razza cotanto spietata. Andarono poi nel dì
4 di febbraio su quel di Reggio, e di là sul Mantovano, commettendo
dappertutto indicibili danni e violenze. Tornarono dipoi sul Modenese
a Ganaceto, Soliera, Carpi, Campo Galliano, e ad altre ville. Tutto era
pieno di desolazione. L'ultimo ripiego per allontanar sì grave tempesta
fu di accordarsi con loro, pagando dieci mila fiorini d'oro: con che
dessero buoni ostaggi d'andarsene con Dio alle case loro. Fu data
esecuzione all'accordo; e quella mala gente piena d'oro e di spoglie,
parte se ne tornò in Germania, e parte divisa entrò al soldo di varii
principi d'Italia[1386]. Era in questi tempi guerra fra i _marchesi
estensi, Scaligeri_ e _Pepoli_ dall'una parte, _Luchino Visconte_ e i
_Gonzaghi_ dall'altra. Nel dì 21 di gennaio, avendo _Obizzo marchese_
d'Este qualche trattato in Parma, colle sue genti e con quelle de'
collegati, alle quali s'unirono Giberto da San Vitale, Vecchio de'
Rossi, Ugolino Lupo ed altri Parmigiani, segretamente cavalcò alla
volta di Parma. Perchè non ebbe effetto il trattato, se ne tornarono
indietro colle pive nel sacco, senza recar danno ad alcuno. Seguì
poi nel giorno 25 di marzo una tregua di tre anni fra il Visconte,
gli Estensi e gli altri alleati. Parimente nel maggio di quest'anno
_Mastino dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, ed _Ubertino da
Carrara_ signor di Padova[1387] giudicarono più spediente il dar fine
alla vecchia lor nemicizia, ed, insieme abboccatisi a Montagnana, si
abbracciarono e fecero pace fra loro: il che recò non poca gelosia ai
Veneziani, signori allora di Trivigi.
NOTE:
[1372] Albertus Argentinus, Chron. Raynaldus, Annal. Eccles.
[1373] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 9.
[1374] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1375] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1376] Cronica Sanese, tom. eod.
[1377] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[1378] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.
[1379] Raphael Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Marino Sanuto,
Istor., tom. 22 Rer. Ital.
[1380] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 15.
[1381] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
[1382] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
[1383] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus,
Chron., tom. eodem.
[1384] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
[1385] Chron. Estense, tom. eod.
[1386] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCXLIV. Indizione XII.
CLEMENTE VI papa 3.
Imperio vacante.
Nel dì 28 o 29 di maggio mancò di vita in Ferrara _Niccolò marchese_
d'Este, e al corpo di lui con gran solennità fu data sepoltura[1388].
Restò perciò unico signore di Ferrara e Modena il marchese Obizzo,
il quale in quest'anno appunto acconciò i suoi interessi con papa
_Clemente VI_, ricevendo da lui la conferma del vicariato di Ferrara,
con promettere l'annuo censo per quella città alla santa Sede, e un
altro per Argenta all'arcivescovo di Ravenna. In molte angustie si
trovavano in questi tempi _Azzo_ e _Guido da Correggio_ signori di
Parma. Durava contra di loro la nemicizia di _Mastino dalla Scala_,
collegato degli Estensi e de' Pepoli. Aveano anche sulle spalle i
Sanvitali, Rossi, Lupi ed altre potenti famiglie fuoruscite di quella
città, che faceano lor temere qualche occulta congiura fra gli stessi
cittadini. Vennero dunque in parere di vendere Parma al suddetto
marchese Obizzo per settanta mila fiorini d'oro. Non fu difficile al
marchese di ottenere da Mastino dalla Scala il beneplacito di accudire
a questo trattato, perchè così veniva lo Scaligero a vendicarsi de'
Correggeschi, e s'impediva che Parma non cadesse nelle mani di Luchino
Visconte, principe che più degli altri pensava a dilatare il suo
dominio. Stabilito il contratto nel dì 23 d'ottobre[1389], fu spedito
dal marchese con alcune squadre di cavalleria e fanteria Giberto da
Fogliano a prendere il possesso di quella città, che gli fu dato dal
suddetto Azzo da Correggio. Ma restò ben deluso Guido suo fratello,
perchè Azzo, aggraffato tutto quell'oro, niuna parte a lui ne lasciò
toccare; laonde Guido con Giberto ed Azzo suoi figliuoli disgustato
si ritirò a Brescello e Correggio sue terre. Tenuto fu poscia un
parlamento in Modena nel dì quarto di novembre, dove, intervenuti
_Mastino dalla Scala_, e il suddetto _Azzo_ con _Giovanni_ suo fratello
e Cagnolo nipote, cederono ogni lor ragione sopra Parma al marchese
Obizzo. Disposte in questa maniera le cose, ed ottenuto un passaporto
da _Filippino da Gonzaga_ signore di Reggio, si mosse da Modena il
marchese nel dì 10 di novembre con quantità numerosa di fanti e cavalli
per andare a visitar l'acquistata città. Seco erano _Malatesta_ signore
di Rimini, _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna e Cervia, _Giovanni_
figlio di _Alberghettino dei Manfredi_ signor d'Imola, ed altra fiorita
nobiltà. Incontrato ed accolto con somma allegrezza dai Parmigiani, nel
dì 24 di novembre fu da essi eletto e proclamato per loro signore. Fin
qui il sereno non potea essere più bello, ma durò ben poco.
In questo mentre Filippino da Gonzaga, ito a Milano, congiurò con
Luchino Visconte alla rovina dell'Estense, e niuna difficoltà trovò
in lui, perchè gli fece sperar l'acquisto di Parma. Luchino, senza
mettersi in pena per la tregua già stabilita coll'Estense, diede al
Gonzaga ottocento cavalieri, e molte bande di fanti e balestrieri,
che segretamente per varie vie s'inviarono a Reggio[1390]. Ora nel
dì 6 di dicembre, dopo aver lasciato buon ordine in Parma, si mise
in viaggio il marchese colle sue genti per tornarsene a Modena, e
si fermò la notte a Montecchio. Nel giorno seguente, arrivate le sue
milizie alla villa di Rivalta del distretto di Reggio di Lombardia,
scoppiò il tradimento del Gonzaga, ch'era in agguato con tutte le
sue forze, ed improvvisamente assalì i mal venuti. Marciavano senza
alcuna ordinanza e con tutta pace le genti dell'Estense, e perciò
furono ben tosto messe in isconfitta, restando prigioni settecento
ventidue persone, e fra loro molti contestabili e nobili, cioè
Giberto da Fogliano con un figliuolo e nipote, Giovanni de' Malatesti
da Rimini, Sassuolo da Sassuolo, ed altri ch'io tralascio. Per la
valida difesa de' Tedeschi fu riscosso dalle mani de' nemici il
_marchese Francesco_ Estense figliuolo del fu _Bertoldo_. Veniva
dietro alle sue genti il marchese Obizzo cogli altri signori, e,
udito l'inaspettato colpo, si ritirò a Montecchio, e di là a Parma.
Gran rumore fece per tutta Lombardia la fellonia ed infame impresa
di Filippino da Gonzaga[1391]; ed egli se ne scusava con dire d'aver
bensì conceduto il passaporto per l'andare, ma non già pel ritornare:
scusa da non adoperarsi se non da principi di mala fede e di poca
onoratezza. Dopo avere il marchese Obizzo lasciato per suo vicario
in Parma il marchese Francesco suddetto, nel dì 21 di dicembre venne
a Piolo, poscia a Frassinoro e Monfestino, e nel dì del santo Natale
fu in Modena. _Mastino dalla Scala_, il _Pepoli_ e _Francesco degli
Ordelaffi_, ognun di essi gli mandò rinforzi di gente. Erasi _Luchino
Visconte_ disgustato co' Pisani[1392] pel mal trattamento (diceva
egli) da lor fatto a _Giovanni da Oleggio_ suo capitano[1393], e per
aver essi cacciati dalla città di Lucca i figliuoli di Castruccio.
Ai potenti non mancano mai pretesti per isfoderar la spada contra chi
è da meno, Mandò perciò in aiuto del vescovo di Luni mille e ducento
cavalieri. Pietrasanta e Massa furono prese dal vescovo, e la gente di
Luchino nel dì 5 d'aprile in una battaglia diede una fiera percossa ai
Pisani, e passò anche sul loro contado, prendendo varie terre. Se non
era la pestilenza ch'entrò nell'armata del Visconte, si trovava a mal
partito il comune di Pisa. La instabile città di Genova cangiò di doge
sul fine di quest'anno[1394]. Era malveduto _Simone Boccanegra_ dalle
quattro principali famiglie di quella città, cioè dai Doria, Spinoli,
Fieschi e Grimaldi, in parte allora fuoruscite. Di gran partigiani
aveano queste entro e fuori di Genova. Però venuti i fuorusciti ne'
borghi della città, senza recar danno alcuno, il Boccanegra, accortosi
di quel che si tramava, non volle aspettare di scendere per forza,
ma occultamente nel dì 23 di dicembre si ritirò co' fratelli e colla
famiglia, andando a Pisa. Entrarono gli usciti; la pace si ristabilì,
e poi, non senza tumulto, fu nel giorno di Natale proclamato doge di
quella città _Giovanni da Murta_ dell'ordine de' nobili. Ma poco stette
a sconvolgersi Genova per la divisione e discordia, troppo allora
familiare in quell'altero popolo, siccome apparirà all'anno seguente.
NOTE:
[1387] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1388] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron.
Mutinense, tom. eod.
[1389] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom.
18 Rer. Ital.
[1390] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
[1391] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 34. Gazata, Chron. Regiens.,
tom. 18 Rer. Ital.
[1392] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 25.
[1393] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
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