2016년 6월 28일 화요일

Annali d'Italia 95

Annali d'Italia 95


Anno di CRISTO MCCCXLV. Indizione XIII.
 
CLEMENTE VI papa 4.
Imperio vacante.
 
 
Fu memorabile quest'anno per l'orrida tragedia della morte d'_Andrea_
fratello di Lodovico re d'Ungheria, e marito di Giovanna I regina di
Napoli[1395]. Dolevasi egli di veder la corona sul capo alla moglie, e
sè stesso privo di quell'onore, e, per conseguente, di poca autorità,
contro i patti già stabiliti nel suo accasamento. Tanto maneggio si
fece in Avignone, che papa _Clemente VI_ finalmente ordinò la sua
coronazione, e deputò un cardinale legato per la funzione. Allora
fu che la regina, la quale non amava di aver compagni sul trono, e
taluno dei Reali, aspiranti al trono medesimo, e i malvagi ministri,
de' quali abbondava allora la corte di Napoli, determinarono di
togliere di vita questo principe, prima ch'egli giugnesse a prendere
in mano le redini del governo. Qui, secondo le passioni ordinarie
degli storici, gran discordia si truova in assegnar le cagioni
dell'avversione di Giovanna al principe marito. Alcuni ci rappresentano
essa Giovanna innocente, ed Andrea per giovane di poco senno, barbaro
ne' suoi costumi, circondato da ministri ungheri più barbari di lui e
insolenti[1396]. Sognarono ancora ch'egli non era atto a soddisfare ai
doveri del matrimonio. Altri poi cel dipingono[1397] per un agnello e
principe dotato di molta virtù, ed essere solamente stato imprudente
nel lasciarsi scappare di bocca che gastigherebbe chiunque allora
si abusava della confidenza colla regina, in obbrobrio d'essa e in
danno del pubblico. Aggiungono che Giovanna s'era data ad una vita
libertina, e, vivendo in adulterio, e in una corte, dove trionfava
il vizio, non potea sofferire che il marito giugnesse al comando, per
cui anche a lei sarebbe toccata la briglia. Quel che è certissimo, nè
osa negarlo Tristano Caracciolo[1398], il qual pure prese, un secolo e
più dipoi, a difendere la fama di questa regina, essa fu consapevole
dell'infame trattato contro il marito. Venuta quella corte a diporto
ad Aversa, nella mezza notte del dì 18 di settembre i camerieri
svegliarono _Andrea_, e col pretesto che in Napoli fosse tumulto, il
fecero uscir di camera della regina. Ma non così tosto fu uscito, che
i congiurati gli misero un laccio alla gola e lo strozzarono; poscia
da una finestra gittarono il di lui corpo giù nel giardino, come se
colà fosse caduto da sè stesso. Che orrore, che strepito facesse un
sì barbaro assassinio in Aversa, in Napoli, anzi per tutta Europa,
non si può dire. Nella Cronica Estense[1399] è narrato diffusamente
il fatto. Piena allora di paura corse la regina Giovanna a Napoli, e,
sentendo vicina una sollevazione, non potè di meno di non permettere
che fosse formato processo: laonde aspra giustizia si fece d'alcuni, ma
senza toccare _Carlo duca_ di Durazzo, creduto manipolatore di tanta
iniquità; e molto men contro la regina, la quale tanto al papa quanto
al re d'Ungheria volle far credere d'essere innocente, senza nondimeno
che ne restasse persuaso alcuno. Infiniti malanni produsse poi questo
esecrando eccesso, che accenneremo fra poco.
 
Terminò sua vita in quest'anno nel dì 25, oppure in uno de' seguenti
giorni di marzo, _Ubertino da Carrara_ signore di Padova[1400], con
lasciar dopo di sè la memoria d'essere stato uomo violento, perduto
nella libidine, ed implacabil persecutore de' suoi ribelli. Dichiarò
suo successore ed erede _Marsilietto Pappafava_ della casa da Carrara,
e suo parente, ma lontano. Era quest'uomo dabbene e giusto, prometteva
perciò un buon governo al popolo suo; ma non seppe il misero ben
guardarsi dall'ambizione altrui. _Jacopo da Carrara_, figliuolo di
Niccolò e nipote del suddetto Ubertino, parendogli fatto gran torto
nell'anteporre a lui Marsilietto, dopo aver guadagnato con belle
promesse alcuni dei di lui familiari[1401], nella notte del di cinque,
oppure nove di maggio introdotto con molti armati nella camera di
esso Marsilietto, quivi a man salva l'uccise. Servitosi poi del di lui
sigillo, prima che si divolgasse il micidiale eccesso, fece prendere
la tenuta di Monselice e delle altre fortezze, si assicurò de' nipoti
di Marsilietto, e dal popolo, che non potea di meno, venuto il dì,
fu proclamato signore. Non bastò a _Filippino Gonzaga_ d'aver fatto
l'insulto ad _Obizzo marchese_ d'Este, che narrai nell'anno precedente;
mosse anche aperta guerra a lui, e a _Mastino dalla Scala_ di lui
collegato. _Luchino Visconte_ era quegli che facea forte colle sue
genti il Gonzaga, ridendosi della tregua non ancor finita coll'Estense.
Nel dì 22 di gennaio marciò Filippino sul Veronese coll'esercito suo a'
danni degli Scaligeri, e vi si fermò alquanti giorni. Capitò in questi
tempi in Lombardia un legato del papa con far correre voce di voler
mettere pace fra i principi; ordinò anche molti parlamenti, ma senza
giovare ad alcuno. Ebbe nondimeno l'avvertenza di giovare a sè stesso,
perchè fu ben regalato da tutti; e quasi che fosse venuto solamente per
rallegrar la sua borsa, senza prendersi maggior briga, se ne andò con
Dio.
 
Durando tuttavia la guerra del suddetto _Luchino Visconte_ contra
de' Pisani[1402], spedì egli in Toscana con gran gente il suddetto
Filippino. In tali angustie si trovarono allora i Pisani, che
cominciarono a trattare di comperar la pace; e buon per loro che
allora il Visconte e il Gonzaga ebbero bisogno di accudire ai loro
affari di Lombardia, e di richiamar di Toscana le loro milizie.
Promisero i Pisani di pagare a Luchino ottanta mila fiorini d'oro
(il Villani dice cento mila[1403]) per una volta sola, ed ogni anno
un palafreno e due falconi, e di rendere i lor beni ai figliuoli di
Castruccio. Ecco se sapeva il Visconte far ben profittare l'armi sue
in questi tempi. Intanto _Obizzo marchese_ d'Este avea stretta una
buona lega con _Mastino dalla Scala_ e con _Taddeo de' Pepoli_ contra
di Luchino e dei Gonzaghi, per difesa della sua città di Parma[1404];
e, quantunque il Pepoli promettesse molto, ed attendesse poco, pure
colle sue forze e con quelle poche che potè ricavar da essi alleati,
nel dì 16 di marzo cavalcò sul Reggiano, ed impadronissi di San Polo,
delle quattro castella, di Covriago e d'altri luoghi. Nel dì 4 d'aprile
i Rossi cogli altri Ghibellini di Parma, attizzati dal segreto favore
di Luchino, fecero una sollevazione in Parma. Il _marchese Francesco
d'Este_, vicario ivi per Obizzo, coi Sanvitali e coi Guelfi prevalse
all'empito loro; laonde molti furono presi e decapitati. Venuto poscia
un buon rinforzo di Tedeschi a Parma, inviato colà da Mastino, nel dì
26 di giugno si mosse da Parma l'esercito estense, e, all'improvviso
presentatosi alla città di Reggio, diede la scalata alle mura, e
gran gente v'entrò combattendo fino alla piazza[1405]. Quel popolo,
trovandosi troppo tenagliato, nulla più desiderava che di rimettersi
sotto gli Estensi. Ma perchè non giunse a tempo, per mancanza di
scale, l'aiuto che occorreva, furono respinte da _Filippino_ le
genti dell'Estense, e molti vi rimasero presi, uccisi ed annegati
nelle fosse. Tornate poi che furono in Lombardia le soldatesche di
Luchino[1406], maggiormente si rinforzò la guerra. Grossissima era
l'oste del Visconte e de' Gonzaghi; questa, dopo aver preso Soragna e
Castelnuovo, si accampò a Colecchio. Uscì anche di Parma il marchese
Francesco Estense, e si mise a fronte dell'esercito nemico. Andò
il guanto della disfida per una giornata campale, che fu esibita
ed accettata da esso marchese; ma quando pur si credea imminente il
conflitto, le genti del Visconte si ritirarono, ed ebbero dipoi alcune
spelazzate da quei dello Estense.
 
Ribellossi nel mese d'agosto di questo anno ai Veneziani la città di
Zara[1407]. Un potente esercito per mare e per terra fu spedito colà
affine di ricuperarla. Furono fatte molte bastie intorno alla terra, e
dati de' furiosi assalti; ma quel popolo con gran vigore si sostenne, e
soffrì l'assedio per tutto il verno seguente. Quando si credea rimessa
la pace in Genova per l'elezione di _Giovanni da Murta_ doge[1408],
dovendovi rientrare senza armi i fuorusciti, si sconcertarono più
che mai gli affari. Non fu permesso ai nobili il ritorno alla patria;
anzi il popolo sollevossi, e li costrinse coll'armi a ritirarsi dai
borghi della città; e dipoi, formato un esercito, marciò per ricuperar
dalle mani d'essi nobili Porto Maurizio, Diano e Oneglia; e in fatti
ritornarono in lor potere que' luoghi. Per mettere fine a questa
confusione, fu rimessa a _Luchino Visconte_ la decision delle loro
liti; e questi, dopo avere nel dì 18 di giugno intimata la tregua fra
essi, nel dì 6 di luglio proferì poi il laudo della pace, per cui fu
permesso ai fuorusciti di tornare in Genova, a riserva d'alcuni degli
Spinoli, Grimaldi e Fieschi, obbligati a stare dieci miglia lungi dalla
città. Passò in questo anno per Genova e Bologna _Umberto Delfino_ di
Vienna[1409], spedito da papa _Clemente VI_ per generale d'un esercito
di crociati contra de' Turchi, facendo predicar dappertutto la medesima
crociata. Giunto a Ferrara, fu ben ricevuto e ragalato dal marchese
Obizzo, e di là passò in Levante, ma senza farvi alcuna prodezza: il
perchè impoverito se ne tornò indietro, e gli affari dei cristiani in
Oriente seguitarono ad andar peggio che prima. Scorretto dee essere il
testo della Cronica Veronese, mentre scrive che in quest'anno[1410]
_Bernabò Visconte_ nipote di Luchino prese per moglie _Beatrice_,
soprannominata Regina, figliuola di _Mastino dalla Scala_. Succederono
tali nozze dopo la morte d'esso Luchino, e nell'anno 1550, siccome dirò
andando innanzi.
 
NOTE:
 
[1394] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1395] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 50. Dominicus de Gravina, tom.
12 Rer. Ital.
 
[1396] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
 
[1397] Petrarcha, lib. 6, Epist. 5. Vita Clementis VI, P. II, tom. 3
Rer. Ital.
 
[1398] Tristan. Caracciol., in Johann. I Vit., tom. 22 Rer. Ital.
 
[1399] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
 
[1400] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. Padov., tom.
17 Rer. Ital.
 
[1401] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
 
[1402] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
 
[1403] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 37.
 
[1404] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
 
[1405] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
 
[1406] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
 
[1407] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer.
Ital. Marino Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital. Caresinus, Chron., tom.
12 Rer. Italic.
 
[1408] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
 
[1409] Raynaldus, in Annal. Eccles.
   

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