Annali d'Italia 99
Ora è da sapere che questa principessa giunta che fu in Provenza,
perchè insorse sospetto ch'ella era per vendere quella provincia ai
Franzesi, fu detenuta come prigione da que' maggiorenti, e specialmente
dai signori del Balzo. In questo mentre _Lodovico principe_ di Taranto
suo marito, senza che gli fosse permesso di entrare in Firenze,
s'imbarcò a Porto Pisano[1454], e, non osando di metter piede in
Provenza, andò con Niccolò Acciaiuoli per altra via ad Avignone.
Quivi per mezzo del papa tanto si adoperò che fu rimessa in libertà
la regina. Ricevuta questa qual sovrana in quella città, dopo aver
guadagnati in suo favore i voti della corte pontificia, la quale
convalidò colla dispensa il contratto matrimonio, impiegò da lì innanzi
tutti i suoi pensieri per la ricupera del regno di Napoli. Le mancava
il più importante mezzo, cioè il danaro; si trovò in necessità di
vendere al papa e alla Chiesa romana la stessa città d'Avignone col suo
distretto[1455], per cui nondimeno ricavò, se è vero, solamente trenta
mila fiorini d'oro: il che pare piuttosto un prestito o un dono, che
una vendita di sì nobil città con ampio territorio. E perchè quella
città era feudo dell'imperio, siccome parte del regno arelatense, non
durò gran fatica papa _Clemente VI_ ad impetrare da _Carlo IV_ sua
creatura la cession di tutte le ragioni imperiali su quella città, di
modo che essa restò ed è tuttavia della santa Sede apostolica. Leggesi
lo strumento di tal vendita dato alla luce dal Leibnizio[1456], e
fatto non già nell'anno 1358, come per errore è ivi scritto, ma bensì
nell'anno presente 1348. In ricompensa di questo contratto diede il
papa a Luigi marito di Giovanna il titolo di re.
Cotanto ancora esso Luigi e la regina sua moglie andarono limosinando
dagli amici e dai sudditi, che unirono danaro da poter noleggiare dieci
galee genovesi al loro servigio. E perciocchè Niccolò Acciaiuoli,
spedito innanzi da essi, fece lor sapere d'aver ben disposti gli
affari e gli animi de' baroni, e che avea preso al suo soldo il _duca
Guarnieri_ capo di mille e ducento barbute tedesche, cioè cavalieri;
s'imbarcarono senza perdere tempo in Marsilia nelle galee genovesi,
ed arrivati sul fine d'agosto a Napoli, con grande onore vi fecero la
loro entrata. Ma i castelli d'essa città erano tuttavia in mano degli
Ungheri, e convenne farne dipoi l'assedio. Abbiamo parlato all'anno
1342 del poco fa mentovato duca Guarnieri, e della sua compagnia.
Questa si sciolse allora, ma egli colle reliquie di essa passò dipoi
a' servigi del re d'Ungheria. Appena si trovò egli cassato di nuovo
da esso re, che si diede a formare un'altra non men possente compagnia
di quelle genti d'arme che non aveano più servigio. Venuto con questi
masnadieri in Campagna di Roma, cominciò a saccheggiare quelle terre
e castella che non si voleano riscattar col danaro[1457]. Perchè il
popolo di Anagni si animò a difendere la terra, con disegno di non
pagar tributo a quella mala gente, infuriati coloro con un generale
assalto entrarono per forza in quella città, e, messi a filo di spada
gli abitanti di ogni sesso, lasciarono quivi un orrido spettacolo
della crudeltà degli uomini, più fieri talvolta delle fiere stesse.
Siccome già accennai, benchè fosse preceduto qualche esempio di simili
compagnie di assassini, pure questo duca Guarnieri fu considerato in
questi tempi come principal autore e promotor delle medesime.
Abbiamo dalla Cronica Estense che nel mese di aprile l'esercito di
_Luchino Visconte_ andò sul Genovesato ad assediare non so quai luoghi.
Secondo il Corio[1458], s'impadronì di Gavi e di Voltabio; ma Pietro
Azario aggiugne[1459] che Luchino, voglioso di sottomettere la città
di Genova al suo dominio, fece lega coi fuorusciti, cioè coi Doria,
Spinoli, Fieschi e Grimaldi, e spedì un grosso esercito allo assedio
di quella città sotto il comando di _Bruzio_ suo figliuolo bastardo,
e di Rinaldo degli Assandri di Mantova; e che sarebbe passata male
per quella città, se la morte di Luchino, di cui parleremo all'anno
seguente, non avesse interrotta quell'impresa. Giorgio Stella,
storico genovese, sotto questi tempi si fa conoscere mancante di
notizie intorno alla sua patria. Costume fu di Luchino di valersi
dei collegati, finchè servivano ad ingrandirlo; poscia non gli era
difficile il trovar motivi, o pretesti per volgere l'armi anche contra
di loro. _Giovanni marchese_ dì Monferrato gli avea fatto ottenere
Alba, Tortona ed altri luoghi; ma perciocchè anche egli, senza
dimenticare i proprii affari, avea ricuperato quasi tutte le terre del
suo marchesato, perdute per la mala condotta del _marchese Teodoro_ suo
padre, anzi era dietro a stendere più oltre le sue conquiste, Luchino
se ne ingelosì, e cominciò a mostrar del freddo verso di lui. Perciò il
marchese un dì, inaspettatamente si fuggì da Milano a Pavia, lasciando
indietro tutti i suoi famigli ed arnesi; e corse voce che, se tardava a
farlo, correva pericolo di qualche grave disgrazia. Si è veduto[1460]
che ancora i _Gonzaghi_, signori di Mantova e di Reggio, dianzi
erano tutti suoi, e principali autori furono di fargli conseguire il
dominio di Parma. Noi li troviamo nel presente anno non solo caduti
dalla sua grazia, ma eziandio assaliti quai nemici. Per ordine di lui
nel giorno 24 di maggio i sindaci e trombetti delle città di Brescia
e Cremona comparvero nella piazza di Mantova, facendo istanza che i
Gonzaghi restituissero alcune castella, appartenenti in addietro a
quelle comunità, con tutte le rendite percette dal dì dell'occupazione,
altrimenti intimavano loro la guerra. Perchè i Gonzaghi non si
sentirono voglia di restituirle, Luchino mosse l'armi contra di loro,
prese Casal Maggiore, Sabioneta, Piadena, Asolo, Montechiaro ed altre
fortezze, e il suo esercito passò sotto Borgoforte.
Nel medesimo tempo _Mastino dalla Scala_ colle sue genti dall'una
parte, ed _Obizzo marchese_ d'Este colle sue dall'altra, marciarono
ai danni de' Mantovani. _Filippino da Gonzaga_[1461], che era ito con
cento barbute e ducento fanti a Napoli in servigio del re d'Ungheria,
tornato che fu a casa, unita quanta milizia potè, nel di 30 di
settembre andò improvvisamente a visitar l'esercito di Luchino ch'era
sotto Borgoforte[1462]; e, trovatolo senz'ordine, lo mise facilmente
in rotta: il che fu cagione che anche le milizie dello Scaligero e
dello Estense con gran fretta si ritirassero, lasciando indietro molti
de' loro arnesi. Se si ha qui da credere al Corio[1463], riuscì ai
maneggi del suddetto Luchino che in questo anno papa _Clemente VI_
dichiarasse _Bernabò_ e _Galeazzo Visconti_, nipoti odiati e banditi
da esso Luchino, sospetti nella fede, spergiuri e detestandi, e che non
potessero contrarre matrimonio, nè godessero morendo dell'ecclesiastica
sepoltura: della qual nefanda dichiarazione appellarono quei due
fratelli all'imperadore. Se ciò è vero, non andò senza vergogna la
corte pontificia, con lasciarsi così travolgere dai privati odii di
Luchino; ma più sicuro è il sospendere la credenza di un tal fatto,
giacchè non se ne truova vestigio negli antichi storici. La fortuna
fu in quest'anno propizia alla casa de' Malatesti[1464]; imperciocchè
nel mese di maggio _Galeotto_, col consentimento dei cittadini, ebbe
il dominio della città d'Ascoli. Ma nelle storie napoletane altrimenti
si parla di questa città. _Malatesta_ anch'egli con esso Galeotto
suo fratello[1465] sconfisse nel dì 14 di novembre in un'imboscata
l'esercito di _Gentile da Mogliano_ signore di Fermo, ed ebbero
prigione lui stesso; e, se volle ricuperar la libertà, gli convenne
accordar loro quel che richiesero. Poscia nel dì 6 di dicembre,
invitato, esso Malatesta da alcuni cittadini d'Ancona, s'impadronì
amichevolmente dell'una parte di quella città, e colla forza
dell'altra. Capo d'Istria si ribellò ai Veneziani[1466], ma accorsi
questi con gagliarde forze, ricuperarono quella città colla prigionia
degli autori della sedizione. Tolta fu a _Carlo IV_ la città di
Trento, e data al _marchese di Brandeburgo_ figliuolo di _Lodovico_ il
_Bavaro_. Ma questo fatto in altre Croniche è raccontato sotto l'anno
seguente.
NOTE:
[1443] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 83.
[1444] Matteo Villani, lib. 1, cap. 2. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital.
[1445] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital.
[1446] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
[1447] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 110.
[1448] Domin. de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1449] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
[1450] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
[1451] Raynald., Annal. Eccles.
[1452] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1453] Matteo Villani, lib. 1, cap. 16.
[1454] Matth. Palmerius, in Vita Nicolai Acciajoli, tom. 13 Rer. Ital.
Giovanni Villani, lib. 12, cap. 114.
[1455] Vita Clementis VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani, lib.
1.
[1456] Leibnit., Cod. Jur. Gent., tom. 1, num. 93.
[1457] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1458] Corio, Istoria di Milano.
[1459] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
[1460] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1461] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1462] Platina, Hist. Mant., tom. 12 Rer. Ital.
[1463] Corio, Istoria di Milano.
Anno di CRISTO MCCCXLIX. Indizione II.
CLEMENTE VI papa 8.
CARLO IV re de' Romani 4.
Andò sossopra in quest'anno il regno di Napoli per la guerra insorta
in quelle parti[1467]. Molto paese occupavano tuttavia gli Ungheri.
Il re Luigi colla _regina Giovanna_ sua moglie, ben assistito dai
Napoletani, mentre si facea l'assedio de' castelli di quella città,
uscì in campagna coll'esercito suo, ed intraprese l'assedio di Nocera,
dove trovò de' bravi difensori. Domenico da Gravina, scrittore parziale
del re d'Ungheria, descrive[1468] i varii avvenimenti di quella guerra.
Dopo lunga difesa le fortezze di Napoli vennero in potere della regina;
e intanto la maggior parte delle terre del regno inalberarono le
bandiere della medesima, di modo che gli Ungheri non aveano più che
Manfredonia, il Monte di Santo Angelo, Ortona, Guiglionese ed alcune
castella in Calabria. La città di Nocera si arrendè al re Luigi, marito
della regina, ma non già il castello che era fortissimo. Gli Ungheri,
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